Algeria : l’Europa deve agire !

Algeria : l’Europa deve agire !

L’appello sarà pubblicato a partire dal 14 maggio sui principali quotidiani europei (Le Monde, El Pais, Frankfurter Rundschau, L’Unita), con la lista dei primi firmatari; solo successivamente alla pubblicazione sulla stampa l’aggiornamento delle adesioni sarà visibile via Internet sul sito www.algeria-watch.org . Per comunicare nuove adesioni scrivere a [email protected]

Noi, cittadini europei, giudichiamo inaccettabile il silenzio o le tergiversazioni dei nostri governi e dell’Unione Europea di fronte a quanto accade in Algeria. Dal 1992, nessuno sforzo significativo è stato intrapreso da parte dei nostri rappresentanti per contribuire al ritorno alla pace civile in questo paese e per mettere fine alle violenze che hanno causato la morte di migliaia di persone. Oggi non è più possibile scagionare il regime di Algeri, né giustificare questa indifferenza criminale con la pretesa opacità del conflitto.

Da parecchi anni, numerose testimonianze, tra cui quella recente di un ex-ufficiale delle forze speciali algerine, non lasciano più spazio al dubbio: sono i generali a capo dell’esercito che costituiscono il potere reale in Algeria e che sono i principali responsabili della « sale guerre ». Sono loro che hanno deciso, freddamente, di mettere in atto una guerra mirante a « sradicare » ogni opposizione, senza indietreggiare davanti a nessuna delle esazioni costitutive della qualifica di crimine contro l’umanità, secondo gli statuti della futura Corte Penale Internazionale: tortura generalizzata, esecuzioni extra-giudiziali, rapimenti ecc. Sono loro che hanno deliberatamente scelto di lasciare impuniti i crimini di appartenenti a gruppi armati islamisti (numerosi indizi sembrano anzi indicare che, da più di un anno, avrebbero utilizzato la legge sulla « concordia civile » per riconvertire i loro agenti infiltrati nei maquis, liquidando certi altri « pentiti » che rifiutavano di diventare ausiliari delle forze di sicurezza).

Sono loro che sembrano aver optato nuovamente, come fu il caso nell’ottobre 1988 e in altre occasioni, per la politica del tanto peggio tanto meglio, nella speranza di superare la crisi al loro interno, provocata da queste rivelazioni: e non hanno esitato, in queste ultime settimane, a moltiplicare le provocazioni della gendarmeria in Kabilia. E a reprimere poi selvaggiamente, al prezzo di decine di morti, la rivolta di una gioventù esasperata da queste esazioni. Ammazzando giovani disarmati, questi generali confermano il loro disprezzo assoluto per la vita dei loro concittadini, mostrando che sono pronti a tutto per conservare i loro scandalosi privilegi e le loro rendite di corruzione.

Sono loro, infine, ad aver realizzato un sistema politico che permettesse loro di contare sulla connivenza dei presidenti della Repubblica che si sono succeduti, i quali non hanno mai condannato né sanzionato l’impiego criminale e irresponsabile delle forze dell’ordine.

Noi non possiamo più accontentarci di affermare la nostra doverosa solidarietà con le famiglie delle vittime e i democratici algerini che vogliono finirla con questa dittatura sanguinaria per ritornare infine alla pace civile. Per questo interpelliamo i nostri governi e le istanze competenti dell’Unione Europea perché mettano in opera tutti i mezzi di diritto a loro disposizione al fine di far rispettare i patti internazionali sul rispetto dei diritti umani che hanno firmato a nostro nome e di cui l’Algeria è ugualmente firmataria. Noi domandiamo loro di agire in conformità con la « Dichiarazione di Barcellona », che ha istituito nel novembre 1995 un « partenariato euro-mediterraneo ». Dichiarazione ai termini della quale tutti gli Stati firmatari si sono impegnati a « rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, come pure a garantire l’esercizio effettivo e legittimo di questi diritti e libertà, compresa la libertà di espressione, la libertà di associazione a fini pacifici e la libertà di pensiero, di coscienza e di religione ».

Senza pregiudicare altre iniziative, noi chiediamo di:

– condizionare l’approvazione dell’accordo di associazione tra l’Unione Europea e l’Algeria, che sarebbe imminente, al rispetto dei diritti umani e all’instaurazione dello stato di diritto da parte dello Stato algerino e delle sue forze di sicurezza, alla sanzione, secondo le norme del diritto internazionale, delle violazioni di cui queste forze e i gruppi armati islamisti si sono resi responsabili: ciò implica allora che l’Algeria accetti infine le inchieste di esperti delle Nazioni Unite sulla tortura e le persone scomparse;

– mettere immediatamente in atto quei meccanismi giuridici di « competenza universale » che permettano agli Stati membri dell’Unione di inquisire e giudicare davanti alle loro proprie giurisdizioni i militari algerini presenti sul loro territorio, che si siano resi responsabili o complici di gravi violazioni dei diritti umani. In questa prospettiva denunciamo l’atteggiamento del governo francese che ha permesso al general maggiore in pensione Khaled Nezzar di lasciare la Francia il 25 aprile scorso per sottrarsi alle azioni giudiziarie intentate contro di lui a Parigi quello stesso giorno da cittadini algerini vittime di torture; e condanniamo con fermezza il fatto che le identità dei ricorrenti (il cui anonimato era stato pubblicamente preservato, per evidenti ragioni di sicurezza), siano state subito comunicate – molto probabilmente dalla polizia francese – alle autorità algerine, che hanno a loro volta cominciato ad esercitare pressioni e intimidazioni sulle loro famiglie in Algeria;

– Intervenire presso le Nazioni Unite per ottenere l’istituzione di un Tribunale Penale Internazionale ad hoc, al fine di giudicare i responsabili, chiunque essi siano, di crimini di guerra e contro l’umanità in Algeria.

Primi firmatari :

– Belgio : Luc Carton (filosofo), Herman de Ley (storico della filosofia, Università di Gand), François Houtart (professore emerito dell’Università di Louvain-la-Neuve, Direttore del « Centre Tricontinental »), Jeanne Kervyn (sociologa).

– Francia : Étienne Balibar (filosofo, Università di Paris-10), Pierre Bourdieu (professore al Collège de France), François Burgat (politologo, CNRS), Hélène Flautre (deputata europea), Pierre Vidal-Naquet (directeur d’études all’EHESS).

– Germania : Daniel Cohn-Bendit (deputato europeo), Werner Ruf (professore di scienze politiche all’università di Kassel).

– Italia : Anna Bozzo (storica, università di Roma Tre), Roberto Cipriani (sociologo, Università di Roma Tre), Giovanni De Luna (storico, Università di Torino), Louis Godart (Accademia dei Lincei), Ferdinando Imposimato (Presidente onorario aggiunto della Corte Suprema di Cassazione), Emanuele Macaluso (senatore), Igor Man (editorialista de La Stampa), Giacomo Marramao (filosofo, Università di Roma Tre), Predrag Matvejevic (scrittore, presidente del Consiglio scientifico della Fondazione Laboratorio Mediterraneo, Napoli), Ettore Mo (giornalista e scrittore), Luigi Serra, professore di lingua e letteratura berbera, IUO di Napoli,…..

– Polonia: Ryszard Kapuscinski (giornalista e scrittore);

– Regno Unito : William Byrd (economista), George Joffé (professore all’Università di Londra), Claire Spencer (politologa, Università di Londra).

– Spagna: Juan Goytisolo (scrittore), Gema Martin-Muñoz (professore all’Università Autonoma di Madrid), José Maria Ridao (scrittore e diplomatico).

– Svezia : Åke Sander (professore di studi religiosi, Università di Göteborg).

– Svizzera : Marie-Claire Caloz-Tschopp (filosofa, Università di Ginevra).

 

 

You can see the complete list of signatures (as at today) and the papers from algerian newspapers about this initiative in the bottom of the page http://www.algeria-watch.de/farticle/appel_europ.htm

 

algeria-watch en francais 

algeria-watch in Deutsch